27/02/2008 - ANTILIBRO D'AUTORE si è celebrato l’autunno scorso la dodicesima ricorrenza dell’Antilibro...
progetto nato per un'etica della post-editoria nell'era digitale.
5 novembre 1995. Più di mille persone gremiscono la piazza di Acquasanta, frazione dell’entroterra genovese, per assistere alla presentazione del Manifesto dell’Antilibro sottoscritto da Gillo Dorfles, Mario Persico, Francesco Pirella, Edoardo Sanguineti. Sono passati dodici anni, il mondo digitale è cambiato ma quell’evento fu epocale anticipando, almeno nelle intenzioni e nel concetto innovativo, ciò che solo oggi si sta verificando a fatica:
le librerie virtuali con il libro stampato sotto gli occhi del lettore.
Accanto a un’antica cartiera nella valle dove si produceva la migliore carta d’Europa, si officia la celebrazione e il concreto omaggio al libro come oggetto artigianale di qualità frutto di saperi professionali affinati nei secoli. Ma vi fa mostra di sé una macchina all’epoca rivoluzionaria: la DocuTech di Xerox all’avanguardia, capace di stampare e “brossurare” un libro di 135 pagine in un minuto.
Il motore del progetto è la critica a un’editoria ormai priva di spinte creative e incurante delle esigenze di autori e lettori, prigioniera del marketing e ancorata a stilemi mutuati dall’epoca della stampa manuale, di cui si sono perse però origini e significato. In questo panorama artificioso e poco trasparente si smarriscono per primo gli autori, che pur di possedere la loro opera nel classico formato-libro sono disposti ad affidarla ad editori che, a fronte di una spesa non indifferente, spesso non sono in grado di assicurare né una buona cura editoriale né un’adeguata distribuzione. La soluzione individuata da Francesco Pirella e dagli intellettuali riuniti intorno al progetto è quella di assecondare il progresso tecnologico anziché scimmiottare l’aspetto esteriore del libro antico: dare valore a tecnologia considerate ancillari quali la fotocopia e il desktop publishing.
Produrre solo il numero di copie necessarie e in tempo reale, stampandole direttamente da supporto ottico o dalla rete. Comporre il testo, strutturare l’architettura della pagina, studiare la grafica di copertina dando spazio alla creatività individuale e magari sfruttando materiali alternativi, allo scopo di saldare tra loro il significato del contenuto e la forma del contenitore.
L’Antilibro è dunque un neolibro: ecologico perché permette un notevole risparmio di carta, contemporaneo perché valorizza le potenzialità della tecnologia digitale, etico perché dà agli autori gli strumenti per liberarsi dalle maglie di una rete editoriale che li sfrutta.
La prima prova tangibile del progetto è un neolibro, un flashbook, Libretto, raccolta di poesie inedite di Edoardo Sanguineti cha ad Acquasanta viene prodotto in tempo reale a chi ne fa richiesta, ed è reso liberalmente scaricabile da un sito Internet per due mesi per coloro che desiderano prodursi da sé l’oggetto-libro a partire dal suo archetipo elettronico.
Gli autori rispondono con entusiasmo, e lo si vede quando Pirella organizza la prima “fabbrica globale dell’Antilibro”.
E’ il 1999. Anche questa volta viene scelta una località dell’entroterra genovese, Campoligure. Diversi autori si propongono quali editori di questo nuovo tipo di libro, presentando opere che rispecchiano il loro contenuto anche nella forma, in armonia con le possibilità tecnologiche in possesso di ognuno. Tale mostra-evento è accompagnata da una tavola rotonda, un seminario con esperti di storia del libro e di sociologia quali Alberto Abruzzese e Maria Teresa Torti e un laboratorio di “pedagogia e didattica dell’Antilibro” ancora una volta con la collaborazione di Xerox, che in quell’occasione presenta la sua DC12.
L’evento cresce e si ripete accogliendo più di cinquanta “post-editori” nel 2000, questa volta nella sede di quello che doveva diventare il “ Typosapzio della comunicazione El Lissitskij” e che ora è l’Archivio museo della stampa (ARMUS) di Genova Quarto, uno spazio museale con una spiccata vocazione laboratoriale.
Intanto nascono iniziative editoriali che sono debitrici dell'esperienza di Francesco Pirella. Nel 2005 farà parlare di sé l'iniziativa di Jason Epstein, grande vecchio dell'editoria americana, che vaticina la fine del sistema gutenberghiano di produzione e distribuzione libraria proponendo un sistema on-demand in cui il lettore, pagando con carta di credito, possa scegliere un libro da un'infinita biblioteca virtuale e farselo stampare e rilegare in tempo reale grazie a macchine dislocate sul territorio.
La differenza fra l'idea di Epstein e quella di Pirella sta nell'impostazione prettamente commerciale, rispetto a quella etica ed ecologica del lavoro di Pirella: stampare quando serve quanto serve, ma soprattutto dare spazio alla microeditoria e rendere protagonisti gli autori per favorire una libera circolazione delle idee.