26/10/2007 - COME COSTRUIRE UNA STAMPERIA PORTATILE nella capitale dell’editoria oggi si stampa un piccolo libro...
in copia unica, all’ombra della vecchia macchina tipografica, quella che domina lo spazio per l’arte contemporanea di Assab One a Milano, un tempo sede delle Grafiche Editoriali Ambrosiane.
E’ qui che alle 19 per la presentazione del libro “Proto-tipi. Farsi una stamperia” (Stampa alternativa), si svolge una curiosa performance. Ne sono protagoniste delle piccole macchine tipografiche assemblate da Claude Marzotto, 26 anni milanese, che dopo aver raccontato nel volume un modo divertente per liberarsi dalla perfezione della stampa digitale ha deciso di ripercorrere artigianalmente le tracce.
Come?
Costruendo stamperie portatili ispirate ai brevetti inglesi di fine Ottocento – quando le Small Presses (Piccole Stamperie) potevano essere un giocattolo per un bambino o uno strumento per l’ufficio- realizzate utilizzando “materiali impropri” che l’autore ha recuperato tra il mercato delle pulci di Els Encants di Barcellona e i rifiuti ingombranti. Si va dalla scatola del lustrascarpe che stampa solo con lucido nero, a quella dove il rullo che passa l’inchiostro ha per manopola un omino del calcio balilla, fino a una pressa che ha per carattere una mezza patata. Macchine uniche che respirano un’altra epoca, e se i caratteri mobili non sono più di ferro, ma intagliati nella gomma, sono comunque inediti e progettati dagli studenti del Corso di alta formazione in Type Design del Politecnico di Milano.